Fra i casi particolari possiamo inserire anche questo. Mi capita di visitare un paziente che molti anni or sono, nel 2005, ho trattato con una terapia che esulava da ogni dettame medico in proposito al caso che presentava.

Quel che si dice uscire dalle linee guida. In pratica il paziente, uomo di 63 anni all’epoca, presenta una lesione cariosa all’elemento 4.1 a livello radicolare. Un dente, quindi, che non poteva essere trattato se non con un’avulsione e la sostituzione mediante o un impianto o un ponte classico che utilizzasse gli altri incisivi inferiori come pilastri.

Il paziente, da molti anni cliente del mio studio, mi confessa che non poteva affrontare le spese necessarie ad una terapia corretta e che sarebbe stato costretto a togliere il dente e a sostituirlo, a malavoglia, con un piccolo apparecchietto mobile portante un dente e trattenuto da due ganci a filo. Una soluzione che normalmente è poco indicata anche come semplice provvisorio e che esteticamente non aveva certo nessuna valenza.

Dall’Rx, purtroppo non eccellente, si può notare sia la lesione endodontica sia la lesione cariosa radicolare si trovano si sotto il piano della mucosa, ma dato il riassorbimento osseo presente, al di sopra del piano osseo.

Mi venne un’idea, dettata dalla mia incoscienza e dalla possibilità che offriva il paziente di ascoltare e di capire ciò che stavo proponevo. Cioè un tentativo estremo ad alto rischio di fallimento. In pratica gli proposi di otturare la carie presente sulla radice, canalizzare il dente e di splintare il dente stesso a quelli vicini in modo da distribuire meglio le forze a cui sarebbe stato sottoposto  durante la masticazione.

Il paziente accettò il rischio.

E’ stato aperto un lembo semplicemente scollando la gengiva dai denti adiacenti e traslandolo lo stesso verso il basso, sfruttando l’elasticità dei tessuti, vreando un accesso alla carie senza dover attuare dei tagli di svincolo. La carie è stata pulita e nel contempo eseguita una chiusura della cavità con MTA.

L’MTA (Mineral Trioxide Aggregate) è un materiale estremamente biocompatibile, normalmente usato per le “riparazioni” delle radici in fase endodontica quando si presentano perforazioni raggiungibili dall’interno del dente. In questo caso l’MTA è stato usato esternamente alla radice. Questo materiale raggiunge la sua durezza in ambiente umido e quindi veniva sfruttata l’umidità presente a causa del sangue e del fluido crevicolare per ottenere l’indurimento.

Per impedire al materiale da otturazione di occludere il lume canalare è stato posto un cono di guttaperca nel canale. Questo avrebbe permesso di ripercorrere lo stesso canale in una seduta successiva per completare la terapia endodontica. Il lembo è stato poi riposizionato e trattenuto mediante una sutura, contemporaneamente veniva eseguito uno splintaggio fermando l’elemento 4.1 agli elementi vicini 4.2 e 3.1.

Attesa una settimana sono stati rimossi i punti e verificato poi, a distanza di due settimane, che tutto andasse bene.

Verifica a due settimane dall’intervento.

Verifica a 14 anni dall’intervento.

Oggi, 2019, mi capita di rivedere il paziente in oggetto e osservare che quell’esperimento ad alto rischio è ancora li tranquillo e necessitava solo di un rifacimento dello splintaggio.Il dubbio che viene è: ma queste linee guida servono davvero per standardizzare il lavoro ed avere riscontri predicibili o sono un modo per non lasciare mano libera al medico che desidera tentare altre strade?

Dott. Jacopo Cioni
Carie radicolare, recupero di un dente da avulsione.
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