Protesi in avorio museo BDA

Nel 1815 in Inghilterra oltre che una pessima igiene orale cominciò la diffusione dello zucchero, specialmente tra coloro che erano finanziariamente benestanti. Non solo, ma era in voga l’uso di sostanze acide per sbiancare i denti. La combinazione di questi tre fattori, mancanza di igiene, zucchero e acidità fu deleterio per i “ricchi” inglesi e gli europei in genere. I denti andavano persi e quelli rimasti erano spesso esteticamente inguardabili.

La richiesta, tra questi benestanti, di sostituire o rimettere i propri denti andati persi andava ogni giorno aumentando.

Da dire che all’epoca non esisteva la figura dell’odontoiatra e il dentista era spesso una figura derivata da altre attività commerciali. Si ritrovavano dentisti tra i tornitori d’avorio, tra i gioiellieri, tra i chimici sino a la famosa figura del parrucchiere e persino tra i fabbri.

Protesi in avorio museo BDA

Ciò che però non avevano nessuno di questi operatori erano i prodotti e le conoscenze adeguate per sostituire i denti andati persi. I tornitori d’avorio, per esempio, lavoravano questo materiale trasformandolo in dentiere con un risultato estetico mediocre e una insicura e dolorosa permanenza in bocca.

Il risultato estetico non proprio gradevole di queste protesi fece pensare a soluzioni più evolute di protesi e con un’estetica migliore, cioè unire i denti umani recuperati alla struttura in avorio stessa.

Recupero di denti da persona viva museo BDA

Recuperare dei denti veri da unire a delle strutture di avorio non era semplice. I denti potevano essere ricavati dai cadaveri, o da persone vive disposte a privarsene in cambio di denaro. Questa vignette dell’epoca mostra proprio come venivano estratti i denti dei più poveri della società, donatori vivi, a beneficio dei pazienti odontoiatrici più ricchi. Ovviamente non erano cosi tanti i donatori vivi e quindi il recupero dai morti andava per la maggiore. Purtroppo però la richiesta superava l’offerta, anche perché tra i morti poveri trovare denti in buone condizioni non era affatto facile. Quindi i tombaroli potevano offrire solo scorte limitate.

Protesi in avorio e denti naturali museo BDA

Nel 1780 una protesi in avorio con inseriti dei denti umani poteva costare più di 100 sterline, probabilmente l’equivalente oggi di un milione di euro. Anche la classica dentiera di solo avorio, se pur più economica, era riservata solo alle classi più ambienti.

Denti di Waterloo Museo BDA

La battaglia di Waterloo fu una vera manna per i “dentisti” inglesi; centinaia di migliaia di denti erano disponibili per i saccheggiatori. Corpi non sotterrati e uno vicino all’altro. I denti recuperati furono talmente tanti che le protesi che ne derivarono assunsero il nome di protesi di Waterloo.

Questi denti recuperati venivano venduti a delle figure professionali, i primi odontotecnici, che li separavano dalla radice, li bollivano e poi li limavano per creare file di denti superiori e inferiori con denti simili per forma e dimensione tra loro. A loro volta erano poi rivenduti ai fabbricanti di protesi in avorio che li montavano sulle stesse.

Fila di denti di Waterloo Museo BDA
Montaggio dei denti di Waterloo Museo BDA

All’inizio della mia carriera di dentista mi capitò un paziente a cui dovevo realizzare una protesi totale. Aveva 80 anni e mi domandò se per realizzarla avessi usato o meno dei denti dei morti. La domanda mi lasciò basito e gli spiegai che non era più una pratica in atto da almeno 200 anni. Si sa, la storia diventa spesso leggenda e la leggenda è dura a morire.

Dott. Jacopo Cioni
I denti di Waterloo
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